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		<title>MI.F.A. onlus al Conigliando 2012</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 22:16:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ferrara, 06/05/2012 &#8211; Si è tenuto al Kleb per motivi climatici il Conigliando 2012 organizzato come ogni anno da AAE onlus (Associazione Animali Esotici), in collaborazione con la SIVAE (Società Italiana Veterinari Animali Esotici). MI.F.A. è stata invitata nelle veci del presidente e biologo dott. Samuele Venturini il quale ha tenuto un seminario scientifico sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Ferrara, 06/05/2012</strong> &#8211; Si è tenuto al Kleb per motivi climatici il Conigliando 2012 organizzato come ogni anno da AAE onlus (Associazione Animali Esotici), in collaborazione con la SIVAE (Società Italiana Veterinari Animali Esotici). MI.F.A. è stata invitata nelle veci del presidente e biologo dott. Samuele Venturini il quale ha tenuto un seminario scientifico sulla nutria (<em>Myocastor coypus</em>). Questo evento ha riscosso molto successo e suscitato interesse tra il pubblico. Insieme al presidente era presente anche la socia e naturalista dott.ssa Daniela Sanfilippo. AAE onlus è un&#8217;associazione molto unita nonostante sia distribuita a livello nazionale. E&#8217; stato veramente emozionante vedere e conoscere i volontari di tale Ente perch si tratta di persone con un grandissimo cuore, dispositi a dare l&#8217;anima anche per un solo gerbillo e questo gli fa molto onore. Nasce così la collaborazione tra MI.F.A. onlus e AAE onlus. Sarà il tempo e la passione a creare i presupposti per futuri interventi insieme.</p>
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		<title>TESI DI LAUREA</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 14:56:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;associazione MI.F.A. onlus è composta da validi biologi e naturalisti che si offrono per fare da correlatori alle tesi di laurea universitarie per i corsi di Scienze Biologiche, Scienze Naturali, Scienze Veterinarie, ecc. Gli studenti e i docenti interessati, possono contattare direttamente l&#8217;associazione all&#8217;indirizzo di posta elettronica sottostante:]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;associazione MI.F.A. onlus è composta da validi biologi e naturalisti che si offrono per fare da correlatori alle tesi di laurea universitarie per i corsi di Scienze Biologiche, Scienze Naturali, Scienze Veterinarie, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli studenti e i docenti interessati, possono contattare direttamente l&#8217;associazione all&#8217;indirizzo di posta elettronica sottostante:</p>
<p><a href="http://www.mifaonlus.com/wp-content/uploads/2010/05/mifagmail.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-342" title="mifagmail" src="http://www.mifaonlus.com/wp-content/uploads/2010/05/mifagmail.gif" alt="" width="145" height="31" /></a></p>
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		<title>GIORNATA MONDIALE DEL RATTO</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 16:57:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mifaonlus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.worldratday.com/"> <img src="http://www.worldratday.com/WRD-Banner03.gif" alt="World Rat Day" border="0" /></a></p>
<p><a href="http://www.worldratday.com/"><br />
<img class="aligncenter" src="http://www.worldratday.com/WRD-Banner02.jpg" alt="World Rat Day" border="0" /><br />
</a></p>
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		<title>Specie alloctone e biodiversità: terminologia</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 01:56:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mifaonlus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Specie alloctone]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
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		<description><![CDATA[SPECIE ALLOCTONA: specie introdotta in una nuova area per l’intervento intenzionale o accidentale dell’uomo. Senza l’intervento dell’uomo la specie non riuscirebbe mai a superare le barriere naturali (montagne, mari, oceani) che separano l’area di origine da quella di introduzione. Sinonimi: specie esotica, specie aliena, specie non-nativa, specie introdotta. SPECIE AUTOCTONA: taxon, a livello di specie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>SPECIE ALLOCTONA</strong>: specie introdotta in una nuova area per l’intervento intenzionale o accidentale dell’uomo. Senza l’intervento dell’uomo la specie non riuscirebbe mai a superare le barriere naturali (montagne, mari, oceani) che separano l’area di origine da quella di introduzione. <em>Sinonimi</em>: specie esotica, specie aliena, specie non-nativa, specie introdotta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SPECIE AUTOCTONA</strong>: taxon, a livello di specie o sottospecie, naturalmente presente in una determinata area nella quale si è originato o è giunto senza<span id="more-430"></span> l’intervento diretto (intenzionale o accidentale ) dell’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SPECIE NATURALIZZATA</strong>: specie alloctona che costituisce delle popolazioni in natura in grado di riprodursi ed auto-sostenersi senza l’intervento dell’uomo. Non tutte le specie introdotte, infatti, riescono a sopravvivere nel nuovo ecosistema.  La possibilità di formare popolazioni che si auto-sostengono dipende anche dal numero di individui introdotti in natura, tanto maggiore e’ il numero di individui tanto maggiore e’ la probabilità.  <em>Sinonimi</em>: Specie acclimatata</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SPECIE ACCLIMATATA</strong>: taxon alloctono per una determinata area ove è rappresentato da una o più popolazioni non naturalizzate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SPECIE INVASIVA</strong>:  specie naturalizzata che si espande rapidamente nel nuovo ecosistema, anche su distanze considerevoli superando le barriere biotiche e abiotiche. L’invasione rappresenta il passaggio finale per la colonizzazione del nuovo ecosistema. Solo una piccola parte delle specie introdotte riesce a sopravvivere, tra queste, una percentuale ancora più piccola assume carattere di invasività.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SPECIE NOCIVA</strong>: Le specie esotiche invasive diventano nocive se creano danni al nuovo ecosistema oppure alle attività umane.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SPECIE INVASIVA INTRODOTTA IN TEMPI STORICI</strong>: specie introdotta da molti secoli che si e’ naturalizzata ed e’ ormai considerata parte integrante della fauna o vegetazione locali. L’uomo ha da sempre trasportato piante ed animali. Già in Epoca Romana sono avvenuti i primi trasferimenti in Italia di specie esotiche come le spezie orientali, la vite e gli animali domestici (coniglio selvatico e fagiano). Con le crociate furono portati in Europa i ratti, originari dell’Asia, mentre il topo domestico fu introdotto in Europa già nell’età del bronzo, con il commercio navale. Con la scoperta dell’America ci fu l’introduzione di molti ortaggi e frutti (patate, mais, pomodoro, fagioli, caffè, tabacco, cacao, caucciù, canna da zucchero ecc.). Nel 1800 ci fu una grande introduzione di pesci per scopi commerciali e d’allevamento come tinche, carpe, coregoni e trote. Il fenomeno delle bioinvasioni è direttamente proporzionale all’evoluzione dei mezzi di trasporto e quindi al movimento e migrazioni dell’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BIOCENOSI (COMUNITA’):</strong> E’ l’insieme delle specie animali e vegetali che coesistono nello spazio e nel tempo, in reciproca relazione. Lo spazio, o ambiente, occupato dalla biocenosi, è chiamato <strong>BIOTOPO</strong>. Un esempio di biocenosi è rappresentato dalle comunità della barriera corallina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BIODIVERSITA’:</strong> Variabilità fra gli organismi viventi d’ogni tipo, inclusi, fra gli altri, i terrestri, i marini e quelli d’altri ecosistemi acquatici, nonché i complessi ecologici di cui fanno parte. Ciò include la diversità entro le specie, fra le specie e la diversità degli ecosistemi. (Art.2 della Convenzione Internazionale di Rio de Janeiro, 1992).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ECOSISTEMA</strong>: sistema formato dall’insieme degli organismi vegetali e animali che popolano un dato luogo (componente biotica), dai fattori ambientali (fisici, chimici, edafici = componente abiotica) e dalle loro relazioni. L’ecosistema si considera l’unità fondamentale dei sistemi ecologici e ne rappresenta il primo livello gerarchico, in cui si verifica l’interazione tra fattori abiotici e biotici; a livelli successivi, si trovano il bioma, formato da più ecosistemi, e la biosfera, composta da un insieme di biomi. Il termine “ecosistema” fu introdotto nel 1935 dall’ecologo inglese George Tansley.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>INTRODUZIONE</strong>: traslocazione di una entità faunistica in un’area posta al di fuori del suo areale di documentata presenza naturale in tempi storici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>IMMISSIONE</strong>: trasferimento o rilascio, intenzionale o accidentale, di una entità faunistica. Un’immissione intenzionale viene indicata con il termine traslocazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>REINTRODUZIONE</strong>: traslocazione finalizzata a ristabilire una popolazione di una determinata entità faunistica in una parte del suo areale di documentata presenza naturale in tempi storici nella quale risulti estinta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RIPOPOLAMENTO</strong>: traslocazione di individui appartenenti ad una entità faunistica che è già presente nell’area di rilascio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MIGRAZIONE</strong>: le migrazioni sono spostamenti che gli animali compiono in modo regolare, periodico (stagionale), lungo rotte ben precise (ed in genere ripetute), e che coprono distanze anche molto grandi, ma che, poi, sono sempre seguiti da un ritorno alle zone di partenza. Sono indotte da cause legate alla riproduzione (la ricerca di un luogo adatto per l’accoppiamento, per la nidificazione o per l’allevamento della prole) oppure da difficoltà di carattere ambientale che si presentano periodicamente (ad esempio il sopraggiungere della stagione fredda nelle zone temperate).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>TRANSFAUNAZIONE</strong>: per transfaunazione si intende l’introduzione di una specie in un’area, appartenente politicamente allo stesso paese di provenienza della specie, in cui prima non era presente per motivi biogeografici od ecologici. Ecologicamente parlando la transfaunazione è un’introduzione di specie aliene dato che all’interno di uno stesso stato possono coesistere faune appartenenti a distretti biogeografici diversi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MIGRAZIONE LESSEPSIANA</strong>: la migrazione lessepsiana è l’ingresso e la stabilizzazione di specie animali e vegetali dal Mar Rosso nelle acque del Mar Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. Il nome deriva da quello di Ferdinand de Lesseps, progettista del canale che unisce i mari Rosso e Mediterraneo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BIBLIOGRAFIA</strong></p>
<ol>
<li>Pyšek, P., Kirschner, J., Richardson, D. M., Rejmánek, M., Webster, G. L. and Williamson, M., 2004. Alien plants in checklists and floras: Towards better communication between taxonomists and ecologists. Taxon 53, 131-143.</li>
<li>Richardson, D. M., Pyšek, P., Rejmanek, M., Barbour, M. G., Panetta, F. D. and West, C. J., 2000. Naturalization and invasion of alien plants: Concepts and definitions. Diversity and Distributions 6, 93-107.</li>
<li>“Ecosistema,” Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2008 http://it.encarta.msn.com © 1997-2008 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.</li>
</ol>
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		<title>Le specie aliene e la &#8220;caccia alle streghe&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 01:50:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mifaonlus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Specie alloctone]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando Noè riempì l’arca con gli animali non distinse tra autoctoni ed alloctoni e questo perché il fine era preservare la vita, tutta la vita, e non può essere che un controsenso, un’incongruenza filosofica, uccidere pesci per salvare un ecosistema… Oggi non stiamo cercando di salvare la “Vita”, ma solo una manifestazione di questa, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando Noè riempì l’arca con gli animali non distinse tra autoctoni ed alloctoni e questo perché il fine era preservare la vita, tutta la vita, e non può essere che un controsenso, un’incongruenza filosofica, uccidere pesci per salvare un ecosistema… Oggi non stiamo cercando di salvare la “Vita”, ma solo una manifestazione di questa, la fauna originaria. L’inquinamento, il disagio ambientale, origina solo da due cose: ignoranza e egoismo, e questa “caccia alle streghe”, questo enfatizzare l’alloctono come male appare sempre più come una questione politica piuttosto che “ambientale”; assomiglia sempre più a quel egoismo da cui originano i mali dell’ambiente: il volere la fauna autoctona nonostante le mutazioni ambientali, il volere tutelare l’interesse dei pescatori di mestiere e i mercati, il guadagnare attraverso le sanzioni, il trovare un capro espiatorio… Sembra che l’alloctono serva a distrarre da problemi più gravi e a garantire la sopravvivenza di alcune branche amministrative. Rimangono però i dati di fatto, le osservazioni obbiettive che ogni utente dei bacini idrografici italiani può fare; le leggi, l’insieme di norme che mirano al contenimento degli alloctoni si è rivelato un fallimento, causando mali peggiori della minaccia “aliena”. Però, in virtù dell’umano egoismo hanno generato denaro “privato”, e forse solo questo conta… Nella nostra “sub-cultura” ecologica, la massa crede che il fiume sia una risorsa inesauribile, infinita, capace di subire ogni oltraggio ed incassarlo: chimica selvaggia ed incontrollata, captazioni idriche, prelievi di ghiaia, uccisioni indiscriminate di pesci, per essere venduti, per essere trofei, o peggio di tutto, perché ritenuti “indesiderati”…</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se oggi ci privassimo degli alloctoni, siamo sicuri che le nostre acque potremmo definirle vive? Egoismo a parte, interessi esclusi, siamo sicuri che accettare la mutazione della nostra fauna ittica sia un male? E’ possibile che lo spauracchio di una multa di 100 euro sia sufficiente a farmi vincere l’orrore di uccidere e gettare in un cassonetto un Amur o un’Aspio?</p>
<p style="text-align: justify;">Uccidere un animale che ha solo due colpe: aver abboccato al mio amo ed essere considerato alloctono… Uccidere un pesce che nel novanta per cento dei casi non può essere destinato all’alimentazione umana, e che quindi muore solo in ragione del nostro egoismo. Se da un lato è vero che bisogna adoperarsi perché gli alloctoni non colonizzino nuove aree, in quelle dove sono oramai una realtà consolidata, qualsiasi intervento di contenimento operato o si è ripercosso sul ecosistema o sul pescatore sportivo, e pesci e pescatori in questi anni hanno una cosa in comune: entrambi sono muti. Che differenza c’è tra non andare a pesca e reimmettere il pesce? Cosa cambia per l’ambiente? Cambia però quanto incassa il redattore della norma che vieta il rilascio… La soluzione quindi può arrivare solo attraverso un’informazione corretta e obbiettiva, una valutazione che tenga conto di tutto il panorama ecologico e una gestione integrata e generale del fenomeno, lontana da quella attuale che permette ad ogni singola provincia, ad ogni “feudo” di frazionare con iniziative singole ed approssimative un biotipo che è collegato ed unitario, e spingersi a cercare soluzioni costruttive anziché organizzare battute di “pulizia ittica” degne di una mentalità specista. Il “male” alloctono può quindi divenire, in quelle acque che oramai li ospitano in modo stabile, una risorsa da integrare e contenere ad esempio attraverso una politica di valorizzazione del turismo e dello sport, mentre i trascorsi tredici anni di norme “ammazza pesci” non hanno prodotto nulla: gli alloctoni ci sono ancora e i nostri ambienti acquatici sono ancora “terra di nessuno”. Continuando a gestire in questo modo la nostra fauna ittica tra qualche decennio oltre agli autoctoni rimpiangeremo anche gli alloctoni, considerato che ogni opera di tutela e studio dei pesci non coinvolge neanche il 3% delle nostre acque mentre industria, agricoltura, edilizia e produzione di energia elettrica hanno la priorità su ogni goccia d’acqua del nostro paese. La vita che è sopravvissuta è “aliena” e cosa fanno le amministrazioni provinciali alla luce di questa considerazione? Emanano leggi per ucciderla&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Di Gianluca “il Basco” Milillo</em><em></em><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">fonte: <a href="http://www.grupposiluro.it/Varie/Considerazione_alloctoni.htm">http://www.grupposiluro.it/Varie/Considerazione_alloctoni.htm</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vespe e calabroni: come difendersi in modo ecologico</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 01:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mifaonlus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biosoluzioni]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
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		<description><![CDATA[Vespe e calabroni: come difendersi senza nuocere all’ambiente e possibilmente senza ucciderli. Sia vespe che calabroni, come tutti gli animali selvatici non hanno alcun interesse a pungere l’uomo se non quando direttamente minacciati: quando vedete una vespa o un calabrone (ma anche più di uno, non spaventatevi!) gironzolarvi intorno ed appoggiarsi su di voi state [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Vespe e calabroni: come difendersi senza nuocere all’ambiente e possibilmente senza ucciderli.</div>
<div style="text-align: justify;">Sia vespe che calabroni, come tutti gli animali selvatici non hanno alcun interesse a pungere l’uomo se non quando direttamente minacciati: quando vedete una vespa o un calabrone (ma anche più di uno, non spaventatevi!) gironzolarvi intorno ed appoggiarsi su di voi state tranquilli, dopo un po’ se ne andrà. Quando siete al mare bagnati d’acqua dolce le vespe potrebbero appoggiarsi su di voi e lo fanno solo per bere qualche goccia d’acqua! L’importante è non farsi cogliere dal panico agitando le braccia, degli stracci cercando di allontanare gli animali o peggio di ucciderli: così facendo finireste soltanto per innervosirli e richiamare “i rinforzi” con una maggiore probabilità di essere aggrediti. Dovete sapere infatti che alcuni imenotteri sociali tra cui vespe e calabroni quando vengono molestati o schiacciati liberano dei feromoni (sostanze volatili che servono per comunicare con gli individui della stessa specie), un segnale d’allarme che richiamerà altri individui pronti ad attaccare. Ripeto che non si tratta di attacchi casuali ma sempre innescati da una minaccia/uccisione di qualche individuo.</div>
<div style="text-align: justify;">Per prevenire l’avvicinamento di vespe e calabroni evitate di lasciare in giro sostanze zuccherine, residui di frutta, bucce, ma anche altri residui alimentari come carni o pesce (vespe e calabroni a differenza delle api si nutrono anche di carni).</div>
<div style="text-align: justify;">Evitate assolutamente gli insetticidi: sono un vero e proprio flagello ambientale, oltre che tossici e pericolosi per la salute umana e degli animali domestici. Non sono selettivi ed uccidono tutti gli insetti e aracnidi senza distinzioni. Sono responsabili della morìa delle api e di altri insetti pronubi di cui ne stanno piano piano determinando l’estinzione. Gli insetti pronubi (impollinatori) sono alla base della riproduzione della quasi totalità dei vegetali di cui ci nutriamo e di cui si nutrono altre specie animali. Se dovessero diminuire ancora gli insetti pronubi ciò avrebbe effetti catastrofici anche sulla vita umana.</div>
<div style="text-align: justify;">Ricordate che le vespe ed i calabroni sono utili a mantenere l’equilibrio negli ecosistemi e anche se non direttamente, sono utili all’uomo in quanto controllano molti insetti nocivi in agricoltura.</div>
<div style="text-align: justify;">Cosa fare se vi ritrovate un favo di vespe nel giardino o sul terrazzo?</div>
<div style="text-align: justify;">1 – Ricordate quanto detto sopra, ovvero che se non molestati difficilmente tali animali vi rincorreranno per pungervi, poiché non è proprio nel loro interesse. Ho ospitato per un’estate intera un favo di vespe sul terrazzo: se queste si abituano a riconoscere le persone come “non pericolose” potrete tranquillamente ignorarvi a vicenda. Davo addirittura loro da mangiare dei pezzettini di frutta in prossimità del favo! Le vespe sono imenotteri sociali la cui intelligenza non è da sottovalutare, anche se è diversa da quella di un mammifero.</div>
<div style="text-align: justify;">2 – Vi conviene lasciarle stare poiché le vespe<em> </em>formano colonie stagionali: tutti i componenti della famiglia (cioè maschi, operaie e la stessa madre fondatrice del nido) si estinguono naturalmente in autunno con l’arrivo dei primi freddi; sopravvivono soltanto alcune femmine fecondate, che riescono a svernare in anfratti (sotto tetti, entro cassonetti delle tapparelle, crepe dei muri, ecc&#8230;) e che in primavera daranno inizio ad una nuova colonia. Se proprio non potete fare a meno di ucciderle poiché si tratta di situazioni veramente pericolose, cercate di richiedere l’ intervento di personale specializzato che non faccia uso di insetticidi di sintesi o particolarmente residuali (cioè che permangono nell’ambiente). Soprattutto accertatevi prima che invece di vespe non si tratti di api, animali protetti dalla legge ed  in via di estinzione: in questo caso è previsto l&#8217;intervento gratuito di un apicoltore che rimuoverà l&#8217;alveare. In caso di problemi di api o affini si rimanda all&#8217;<a href="http://biologiribelli.blogspot.com/2011/09/api-bombi-ed-insetti-affini-no-agli.html">articolo specifico</a>. Per calabroni e vespe, riveste particolare importanza la prevenzione.</div>
<div style="text-align: justify;">PREVENZIONE: Per prevenire nuove colonizzazioni da parte di vespe e calabroni ed evitare il loro occasionale ingresso all’interno delle abitazioni è spesso sufficiente l’installazione di zanzariere alle finestre, provvedere ad una accurata gestione dei rifiuti e degli alimenti, evitando l’abbandono incontrollato di sostanze organiche (in particolare zuccheri, carni, ed altre sostanze proteiche) fortemente attrattive nei loro confronti.</div>
<div style="text-align: justify;">Vespe e calabroni (molto più raramente le api) possono costruire i favi in prossimità o addirittura all’interno degli edifici stessi, in luoghi tranquilli e riparati.</div>
<div style="text-align: justify;">Per evitare spiacevoli sorprese è perciò opportuno:</div>
<div style="text-align: justify;">·       Controllare già a partire dai mesi di marzo ed aprile periodicamente quelle parti degli stabili solitamente preferiti dalle vespe per nidificare quali solai e sottotetti, cassonetti delle tapparelle, altri manufatto con fessure comunicanti con l’esterno (cassette contatori, ecc&#8230;) ispezionati raramente alla ricerca di eventuali favi in corso di formazione e rimuovendoli tempestivamente.</div>
<div style="text-align: justify;">·      Sigillare crepe o fessure eventualmente presenti in pareti esterne o comunicanti con anfratti non ispezionabili (innesti tubazioni e canalizzazioni, ecc..).</div>
<div style="text-align: justify;">·       Utilizzare prodotti repellenti per gli spazi non raggiungibili che possono diventare siti di nidificazione, ad esempio cassonetti di tapparelle, sotto di coppi e coperture in genere (esempio pastiglie di canfora o naftalina, piretro, ecc.)</div>
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		<title>Api, bombi ed insetti affini: no agli insetticidi</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 01:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mifaonlus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biosoluzioni]]></category>
		<category><![CDATA[api]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[biosoluzioni]]></category>
		<category><![CDATA[bombi]]></category>
		<category><![CDATA[insetti impollinatori]]></category>
		<category><![CDATA[insetti pronubi]]></category>
		<category><![CDATA[insetticidi]]></category>

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		<description><![CDATA[Forse qualcuno non lo sa ma insetti come api, bombi ed affini sono animali protetti dalla legge (Legge 313/2004.) Sono protetti perché si tratta di insetti pronubi (impollinatori) a forte rischio di estinzione a causa dello smodato e massiccio uso di pesticidi, sia in agricoltura che in ambito domestico. La diminuzione degli insetti pronubi ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse qualcuno non lo sa ma insetti come api, bombi ed affini sono animali protetti dalla legge (Legge 313/2004.)</p>
<div>Sono protetti perché si tratta di insetti pronubi (impollinatori) a forte rischio di estinzione a causa dello smodato e massiccio uso di pesticidi, sia in agricoltura che in ambito domestico.</div>
<div>La diminuzione degli insetti pronubi ha pesantissime ripercussioni non soltanto sull’ecosistema (che ci da’ la vita) ma anche sull’economia e sulla vita umana. La riproduzione della quasi totalità delle specie vegetali di cui ci nutriamo e che servono per nutrire altre specie è dipendente dal processo di impollinazione attuato da tali insetti.</div>
<p>Quando sento parlare di insetticidi per le api o insetticidi in genere mi vengono i brividi e mi domando se chi li usa è veramente consapevole del danno di cui si rende responsabile spargendo questi veleni nell’ambiente. Se non vi importa della vita delle altre specie e dell’ambiente pensate almeno a quella dei vostri figli o delle generazioni future, che sarà un inferno nel momento in cui dovessero scomparire le api: non uccidetele e non usate insetticidi! Per chi non lo sapesse infatti l’ecosistema non è qualcosa di estraneo a noi ma una trama di cui noi siamo soltanto una maglia, assieme a migliaia di altre specie: tutto è interconnesso e qualunque danno alle spese di una specie o di un ambiente si ripercuote su tutto il sistema con conseguenze più o meno catastrofiche. Come fare allora se vi trovate di fronte a degli imenotteri e temete di essere punti? Capisco l’apprensione di una persona allergica al veleno o che ha bambini piccoli o animali domestici ma non bisogna lasciarsi prendere dal panico: esistono dei modi per evitare di farsi pungere, senza per questo uccidere gli insetti e seminare morte e distruzione con insetticidi e veleni. Vediamo come comportarci con le api (ma vale un po’ per tutti gli imenotteri volanti, comprese le vespe ed i calabroni):</p>
<div>1-   Se l’ape si appoggia sulla vostra pelle rimanete calmi ed evitate movimenti buschi: non lo fa certamente per pungervi e dopo aver camminato per un po’ se ne andrà via. Le api sono alla ricerca di sostanze zuccherine, di acqua, oppure esplorano l’ambiente ma mai e poi mai pungono senza motivo, lo fanno soltanto per estrema difesa (e quasi sempre muoiono di conseguenza!). Se non volete che si avvicinino accertatevi di non avere addosso residui di cibo (soprattutto sostanze zuccherine o acqua dolce).</div>
<div>2-   Nella totalità dei casi le punture di ape sono dovute a disattenzione: sedersi sull’insetto, schiacciarlo sotto un’ascella, stropicciarlo sotto i vestiti, ecc. quindi se vedete delle api è del tutto inutile cercare di ucciderle pensando di evitare delle punture, anzi, è estremamente pericoloso perché quando un imenottero (specie se sociale come l’ape) si sente minacciato rilascia nell’aria dei “feromoni” (sostanze volatili che servono alla comunicazione tra animali della stessa specie) di allarme che richiameranno le “colleghe” ed allora sì che si rischia di essere punti e anche massivamente. Fate anche attenzione ai vostri animali domestici come cani o gatti che potrebbero andare a stuzzicare gli insetti facendosi pungere (comunque a meno di rare allergie o gattini piccoli, non è nulla di grave).</div>
<div>3-   Se vi trovate un alveare di api nel giardino o sul terrazzo vi serva sapere che anche in questo caso le api non vi pungeranno a patto che non vi considerino una minaccia. Avevo per anni un alveare sul terrazzo: “riconoscevano” me e i miei parenti e nessuno è mai stato punto nonostante la forte vicinanza all’alveare. Mi rendo però conto che non è da tutti tenersi un alveare con “imenotteri da guardia” e non pretendo che ciò avvenga, perciò se dovete rimuovere un alveare non fatelo da soli (può essere veramente pericoloso il fai da te!!!) e pretendete un apicoltore che ve lo rimuova: è un servizio gratuito (e obbligatorio poiché se si tratta di api non si può fare diversamente!) che dev’essere garantito in tutta l’Italia! Chiamate i vigili del fuoco ed informatevi, se sono seri e non stanno infrangendo le leggi dovrebbero indirizzarvi loro all’apicoltore più vicino.</div>
<div>Ho parlato di api, bombi ed altri imenotteri pronubi, se si tratta di vespe o calabroni il problema è un po’ più difficile da risolvere. Comunque ricordate che le vespe ed i calabroni<em> </em>formano colonie stagionali: tutti i componenti della famiglia (cioè maschi, operaie e la stessa madre fondatrice del nido) si estinguono naturalmente in autunno con l’arrivo dei primi freddi; sopravvivono soltanto alcune femmine fecondate, che riescono a svernare in anfratti (sotto tetti, entro cassonetti delle tapparelle, crepe dei muri, ecc&#8230;) e che in primavera daranno inizio ad una nuova colonia. Per prevenire quindi una nuova colonizzazione è importante eliminare gli anfratti e sigillare i buchi, potenziali luoghi scelti come nidi.</div>
<p>L’argomento vespe e calabroni viene specificamente trattato in un altro articolo che potete trovare <a href="http://www.mifaonlus.com/2012/03/vespe-e-calabroni-come-difendersi-in-modo-ecologico/" target="_blank">QUI</a>.</p>
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		<title>Difendere l&#8217;orto da lumache e limacce</title>
		<link>http://www.mifaonlus.com/2012/03/difendere-lorto-da-lumache-e-limacce/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 00:45:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mifaonlus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biosoluzioni]]></category>
		<category><![CDATA[biosoluzioni]]></category>
		<category><![CDATA[limacce]]></category>
		<category><![CDATA[lumache]]></category>
		<category><![CDATA[orto]]></category>
		<category><![CDATA[orto biologico]]></category>
		<category><![CDATA[pesticidi]]></category>

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		<description><![CDATA[Avete l’orto invaso dalle lumache e/o limacce? Non usate i pericolosi veleni che si trovano in commercio (a base di metaldeide), esistono molti metodi ecologici e non cruenti per liberarsi da questi animali. Ecco i consigli: 1 &#8211; Coltivate varietà di piante autoctone (tipiche delle nostre zone, non esotiche), naturalmente più resistenti agli attacchi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avete l’orto invaso dalle lumache e/o limacce?</p>
<div>Non usate i pericolosi veleni che si trovano in commercio (a base di metaldeide), esistono molti metodi ecologici e non cruenti per liberarsi da questi animali.</div>
<div>Ecco i consigli:</div>
<div>1 &#8211; Coltivate varietà di piante autoctone (tipiche delle nostre zone, non esotiche), naturalmente più resistenti agli attacchi di tutti i parassiti e gli animali locali.</div>
<div>2 &#8211; Peperoncino. Trattate le foglie ed il terreno con peperoncino di cayenna in questo modo: 60 gr. di peperoncino in polvere o intero secco per  1 L d’acqua, filtrate dopo aver amalgamato e  lasciato riposare 3-4 ore, nebulizzate su foglie e terreno 3 volte per settimana. Si può spargere anche il peperoncino in polvere sulla terra per evitare il transito delle lumache e limacce, ripetere dopo la pioggia.</div>
<div>3  &#8211; Cenere. Cospargete la terra di cenere: ostacola fisicamente il transito delle lumache e limacce.</div>
<div>4 – Ospitate ricci e/o anatre nel vostro orto o giardino (sono ghiotti di lumache)</div>
<div>E importantissimo…</div>
<div>5 – Evitate di spargere pesticidi di sintesi di qualunque tipo (antiparassitari, veleni per roditori, esche per lumache, diserbanti, ecc.), al contrario creereste una situazione di squilibrio che in poco tempo vi porterebbe paradossalmente ad avere l’orto pieno di parassiti.  Vi trovereste così obbligati ad usare continuamente tali veleni per liberarvi solo temporaneamente dai parassiti, con notevoli spese in termini di denaro e soprattutto di inquinamento e danni alla salute vostra ed altrui.</div>
<div>Ricordate anche che…</div>
<div>Le lumache, nonostante si nutrano di foglie fresche, difficilmente producono danni seri ai raccolti anche se presenti in grande numero: tutto ciò che fanno è rosicchiare qualche foglia (più che altro un “danno” estetico).</div>
<div>La bava delle lumache e limacce contiene delle sostanze ad effetto antimicrobico, fungicida e disinfettante agendo così da antiparassitario naturale.</div>
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		<title>Scorpioni: nessun pericolo per l&#8217;uomo</title>
		<link>http://www.mifaonlus.com/2012/03/scorpioni-nessun-pericolo-per-luomo/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 00:38:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mifaonlus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biosoluzioni]]></category>
		<category><![CDATA[allontanare scorpioni]]></category>
		<category><![CDATA[biosoluzioni]]></category>
		<category><![CDATA[euscorpius]]></category>
		<category><![CDATA[insetticidi]]></category>
		<category><![CDATA[scorpione italiano]]></category>
		<category><![CDATA[scorpione tergestino]]></category>
		<category><![CDATA[scorpioni]]></category>

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		<description><![CDATA[In Italia vivono diverse specie di scorpioni tutti del genere Euscorpius e non pericolosi per l’uomo, nonostante possano pungerlo. L’Euscorpius italicus è la specie più grande è può raggiungere i 50 mm di lunghezza. E’ di solito di colore nero o marrone ed è la specie più frequentemente ritrovabile in ambienti frequentati dall’uomo (case, legnaie, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div>In Italia vivono diverse specie di scorpioni tutti del genere <em>Euscorpius</em> e non pericolosi per l’uomo,</div>
<div>nonostante possano pungerlo. L’Euscorpius italicus è la specie più grande è può raggiungere i 50</div>
<div>mm di lunghezza. E’ di solito di colore nero o marrone ed è la specie più frequentemente ritrovabile</div>
<div>in ambienti frequentati dall’uomo (case, legnaie, cantine). L’ <em>Euscorpius flavicaudis</em> è diffuso in</div>
<div>prevalenza nel settore occidentale e tirrenico. E’ una specie di grandi dimensioni (dai 35 ai 45 mm)</div>
<div>e predilige i luoghi umidi e i prati molto più della specie <em>italicus</em>, ma è possibile ritrovarlo in ruderi,</div>
<div>sotto pietre e in manufatti umani. <em>Euscorpius tergestinus</em> è diffuso nel nord-est della Penisola ed è</div>
<div>solitamente di colore chiaro. Gli scorpioni italiani hanno scarsa o nulla aggressività nei confronti</div>
<div>dell’uomo e un veleno quasi innocuo e dagli effetti comunque inferiori alla puntura di un</div>
<div>imenottero (ape, vespa). Modesto dolore, modesto gonfiore solo per gli esemplari più grossi. Fanno</div>
<div>eccezione, come per le punture degli imenotteri, i soggetti allergici al veleno di scorpione che</div>
<div>possono reagire in modo sproporzionato ad un veleno di per se debole. Sono animali timidi e</div>
<div>rigorosamente notturni; di notte, infatti, diventano molto attivi, esplorano il territorio accuratamente</div>
<div>e sono decisamente vivaci. Hanno bisogno di umidità e in ambienti troppo secchi non sopravvivono.</div>
<div>A dispetto di quanto li si dipinga aggressivi gli scorpioni non sono affatto desiderosi di pungere anzi,</div>
<div>il fatto stesso di averli stanati, li terrorizza quasi fino a paralizzarli, e di solito si possono raccogliere</div>
<div>senza problemi mentre mantengono una posizione contratta di difesa, con zampe raccolte contro il</div>
<div>corpo e “coda” piegata minacciosamente sulla schiena (si possono anche prendere a mani nude</div>
<div>afferrando tra due dita proprio la “coda”, ma per sicurezza e per non danneggiarli è più pratico usare</div>
<div>una piccola scatola in cui farli cadere). Se poi uno scorpione vi cammina su una mano non pungerà</div>
<div>mai il substrato su cui poggia le “zampe” per cui tranquilli! Dunque, se vi imbattete in uno</div>
<div>scorpione, niente crisi di panico, niente urli, né morti o feriti… se non li sopportate, basterà</div>
<div>allontanarli dall’abitazione, senza ucciderli, con l’aiuto (per es.) di un cartoncino su cui farlo salire.</div>
<div>Se volete tenerli lontani cercate di rendere l&#8217;ambiente per loro invivibile (basta che sia caldo, secco e luminoso) e/o affidatevi ai <a href="http://biologiribelli.blogspot.com/2011/08/dissuasori-ad-ultrasuoni-per-animali.html">dissuasori ultrasonici</a>.</div>
<div>Ricordate inoltre che gli scorpioni sono degli abili predatori che vi libereranno dagli insetti “fastidiosi”</div>
<div>(larve della farina, zanzare). Speriamo quindi che d’ora in poi qualcuno di voi sappia guardare con</div>
<div>occhio più amichevole e privo di pregiudizi questi fossili viventi che hanno visto nascere e</div>
<div>scomparire i dinosauri!</div>
<div></div>
<div> Manuela Cassotta, Comitato Scientifico MI.F.A. Onlus.</div>
<div>Fonti bibliografiche: Spider biology.</div>
<div>Week course offering at Stone</div>
<div>Laboratory, The Ohio State University,Summer 2007 July 8 – 14.</div>
<p>Associazione Italiana di Aracnologia -www.aracnofilia.org</p>
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		<title>Zanzare. Che fare?</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 00:20:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mifaonlus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biosoluzioni]]></category>
		<category><![CDATA[disinfestazione insetti]]></category>
		<category><![CDATA[insetticidi]]></category>
		<category><![CDATA[zanzare]]></category>

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		<description><![CDATA[La guerra chimica effettuata contro le zanzare è divenuta una vera e propria mania, e molte Amministrazioni pubbliche e private fanno irrorare prodotti chimici su strade, case, giardini, orti, pensando di liberarsi del problema. Ma gli Entomologi continuano a ripetere che : LE DISINFESTAZIONI AEREE SONO INUTILI perché “L’effetto abbattente è sempre parziale e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La guerra chimica effettuata contro le zanzare è divenuta una vera e propria mania, e molte Amministrazioni pubbliche e private fanno irrorare prodotti chimici su strade, case, giardini, orti, pensando di liberarsi del problema. Ma gli Entomologi continuano a ripetere che :<br />
LE DISINFESTAZIONI AEREE SONO INUTILI perché “L’effetto abbattente è sempre parziale e di durata limitata nel tempo”.<br />
Per difendersi dalle zanzare in modo efficace occorre occuparsi di “dove le zanzare vengono” e non di “dove le zanzare vanno” e agire sulle LARVE e non sugli ADULTI Infatti solo eliminando i focolai si avranno risultati<br />
Le zanzare si riproducono nell’acqua, anche in piccole quantità, e quindi “è nell’acqua che vanno contrastate” Nell’aria……… facciamoci aiutare dagli uccelli!<br />
Non esistono prodotti ad azione selettiva sulle zanzare, perciò gli insetticidi chimici hanno sempre un considerevole impatto ambientale e sviluppano resistenza in tali insetti, che divengono più forti. Inoltre, l’inquinamento da insetticidi nebulizzati o sparsi nell’ambiente, non è ancora stato tenuto nella giusta considerazione e porta conseguenze a breve, medio e lungo termine, sulla salute. Recenti ricerche in campo chimico, biochimico e medico, hanno dimostrato che questo tipo di sostanze nuoce sia al corretto funzionamento di tutti gli organismi animali e vegetali, sia al sistema di difesa di cui l’organismo umano è dotato. Dette sostanze sono, tra l’altro, in grado di inibire la preziosa azione di alcuni enzimi contro il pericolo di stress ossidativo, considerato origine e concausa di molte gravi malattie (Alzheimer, Parkinson, Creuzfeld &#8211; Jacob, diabete 2, sclerosi a placche, alcune forme di cancro).<br />
Per tutelarsi dalle punture estive è dunque opportuno preferire metodi naturali e atossici.<br />
Alcuni Ricercatori del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) in seguito alle numerose richieste loro pervenute per l’interesse suscitato dal Convegno<br />
“ZANZARE &#8211; DISINFESTAZIONI – INFORMAZIONE”<br />
hanno deciso di informare sui modi meno tossici e più equilibrati, per difendersi dalle zanzare, riferendo sia ciò che emerge dalla Ricerca Scientifica, sia raccogliendo Notizie, Dati, Pareri, Testimonianze e valutando le diverse Metodologie con i relativi effetti e conseguenze, nel sito: <a href="http://www.infozanzare.info/">http://www.infozanzare.info/</a></p>
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